Storia di un sogno - Storia di un sogno

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Scritto da Webmaster

 

Vi voglio parlare ora di due eroi dei nostri tempi:

inizio con Padre Luigi Sion, per tutti semplicemente padre Gigi. Triestino di origine, originario del popolare rione di San Giacomo, come orgogliosamente in ogni occasione ci tiene a ribadire, ma oramai cittadino del mondo … una vita spesa nelle missioni, dopo aver svolto gli studi seminariali a Trieste , già nel 1957, era partito missionario per il Laos. Dopo lunghi anni trascorsi nel Laos del Nord, ai confini con la Cina, dovette abbandonare per il precipitare degli eventi bellici negli anni ’60, e dopo varie altre assegnazioni in Asia, era giunto in Uruguay rimanendovi per molti anni, ed infine nel 1992 aveva chiesto di aggregarsi ai sacerdoti diocesani di Trieste in Kenya. Padre Gigi oltre a costituire un prezioso aiuto per gli altri sacerdoti è anche un autentico artista, pittore e decoratore ed anche un ottimo fabbro, con la sua piccola officina ed un manipolo dei suoi “ragazzi”, (come affettuosamente chiama coloro che da lui hanno imparato un mestiere ed ora però non sono più proprio tanto ragazzi) compie cose ordinarie e straordinarie, infatti a lui si debbono varie raffigurazioni sulle pareti delle chiese e cappelle, come pure la vetrata della cattedrale di Embu… in più pregevoli, e anche molte volte indispensabili, lavori in ferro saldato. E’ un omone dai tratti decisi, a prima apparenza potrebbero sembrare rudi, ma ti fulmina immediatamente con qualche battuta e capisci che il suo sarcasmo e la sua risata grossa e profonda lo fanno assomigliare ad un personaggio di certi libri di avventure, a un vecchio e saggio lupo di mare, forse un po’ anche a un “vecio brontolon”… come si direbbe nel suo dialetto, ma con un cuore grandissimo, un amore per gli animali tutti, che siano i suoi cani o anche il famoso elefante che era diventato il suo amico ai tempi dell’indocina, e che non voleva farsi fotografare… ma lui dopo anni e tanta pazienza, vi era riuscito e racconta questo episodio in modo fiero lasciando trasparire un filo di commozione. E’ anche un grande appassionato di calcio, sport che ha praticato finché ha potuto e coltiva il desiderio di allenare qualche squadra locale, ma non riesce perché non trova il tempo necessario.
Poi c’e’ Don Piero Primieri … cosa dire di lui … la prima immagine che mi viene in mente è quella del papà, ma ora che è vicino agli 80 anni forse sarebbe meglio dire il nonno, che tutti vorrebbero avere. Un carattere sempre, ma proprio sempre, dolce e gentile, attento e scrupoloso, deciso e risoluto quando necessita, ma sempre paziente e perseverante, con la sua voce calma trasmette una forza portentosa. Pensando a lui mi e’ più volte venuta in mente l’immagine del mare in tempesta che si accanisce contro la roccia di uno scoglio solitario …. Ebbene noi normalmente siamo colpiti dalla forza d’urto del mare che si infrange su di esso in modo violento in un turbinio di schiuma bianchissima, ma lui, lo scoglio, resiste senza spostarsi di un millimetro e pazientemente aspetta che torni la calma … una volta tornata … poi risulta chiaro da che parte sta la vera forza, e con il suo svettare maestoso sopra la distesa di acqua ammonisce tutti noi che non avevamo capito da che parte era la vera forza. Piero è una miniera di esperienza inesauribile, una fonte di aneddoti che farebbe ricco qualsiasi scrittore, solo … che sono storie di vita vera, a volte tragiche, altre volte bellissime e dolcissime, come quando ha aiutato a far nascere un bambino, che e’ voluto venire alla luce prima che la Land Rover raggiungesse il più vicino dispensario dove era diretta. Mi ha accolto, non come un ospite, ma come se ci fossimo conosciuti da sempre, non lo so nemmeno spiegare bene, ricordo però che provavo un brivido quando, chiamandomi per nome, si prodigava ad esempio in spiegazioni sulle zone che stavamo visitando e la sua considerazione in noi faceva accrescere in me una stima grandissima nei suoi confronti. Ovunque ci portava, in un territorio parrocchiale veramente molto grande, con strade quasi sempre in pessime condizioni, la gente lo salutava con un sorriso incredibile e si fermava dal fare qualsiasi cosa stesse facendo in quei momenti. Appare estremamente chiaro quanto sia voluto bene da tutti in quelle zone.

 

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